Cesia Polloni, Ometti neri in camera, quarta di copertina.

fiabe che ci spiano
dai tetti
che allegramente
ci sconvolgono
ci scorrono davanti
ci ossessionano
svelano le nostre frenesie
si nascondono
ci infastidiscono
strappano
il velo
ad una realtà
metallica
indifferente
lontana

e la nostra mente
intanto
ascolta

e sorride

 

 

Lieta Zanatta, Ometti neri di Crosato, La Tribuna, 11 maggio 2011

Piccoli fantasmi scuri che aspettano il calar del sole per entrare nella stanza da letto e disturbare la veglia, spodestare il sonno. Sono gli “Ometti neri in camera”, novità della vittoriese Kellermann Editore (collana Invenzioni). L’autore trevigiano è Francesco Crosato, poeta e scrittore, nonché vincitore nel 2009 del premio nazionale “Mario Luzi” che, in questo frangente, si avvale della collaborazione di Alessandro De Bei, talentuoso artista dal tratto graffiante.

Sono 20 i racconti scritti da Crosato, lievi e surreali, che parlano delle strane presenze che occupano il suo spazio vitale: pecore distese sul divano di casa; omini che parlano di continuo senza terminare le frasi; un frigorifero contenente sciatori che scendono da cime innevate. A materializzare questi ometti ci ha pensato De Bei, con 20 belle illustrazioni affiancate da altrettanti scatti di Crosato. Particolari di casa, luoghi dove si verificano le apparizioni, habitat dalle strane presenze.

Quasi un’ossessione queste figurine, tanto che Crosato si è rivolto ad uno psicanalista vero, Luigino Lizier, per capirne i risvolti simbolici, acclusi in appendice al libro.

 

 

Chiara Voltarel, L’insegnante, il pittore e venti favole, Il Gazzettino, 14 giugno 2011.

Due amici, uno scrittore e un pittore-incisore, entrambi trevigiani, hanno creato un’opera piacevole, leggera, frutto dell’unione della loro verve artistica.

La penna è di Francesco Crosato, insegnante di lettere all’Istituto Mazzotti, le chine, il carboncino e le matite sono di Alessandro De Bei.

Ed ecco Ometti neri in camera, libro edito da Kellermann che verrà presentato oggi alle 18 alla libreria Feltrinelli.

Venti favole, ogni favola ha la sua foto che è il dato di partenza dalla realtà, ognuna poi, elaborata e trasformata dalla fantasia, si sviluppa con le parole per concretizzarsi visivamente con un’illustrazione.

Filo conduttore sono gli oggetti presenti all’interno della vita quotidiana.

“Le fiabe sono state scritte pensando alla Grammatica della fantasia di Rodari – spiega Crosato – o al Marcovaldo di Calvino, con i cambiamenti di ruolo: in una storia i bambini fanno ciò che fanno gli adulti e gli adulti ciò che fanno i bambini e De Bei ha ben interpretato disegnando un bambino che imbocca il padre”.

Le foto già evocanti l’animismo degli oggetti e il testo letterario, sono completati dalle illustrazioni di De Bei, anche queste in bianco e nero.

“Questi disegni sembrano situazioni oniriche – spiega De Bei – riprendono il pre-surrealismo di Alberto Martini. L’elaborazione è stata veloce, fino a raggiungere la pulizia, come fa Crosato che è un grande cesellatore del linguaggio. Emerge, negli studi scenografici e nelle prospettive, l’amore per il teatro. Crosato vive l’amore per il teatro con il corpo, io con il segno”.