La silloge affronta due grandi temi: l’infanzia (per gran parte vissuta dall’autore in campagna, nella casa della nonna) e l’amore, con le sue gioie e i suoi disagi, espresso sia in chiave intimistica che ironica.
Al primo tema appartengono la sezione Il sottoscala (riferita alla casa della nonna), Il peccato e l’intenzione (influenza della religione cattolica nell’infanzia del poeta), Passavamo i giorni a far aste… ( ricordi legati all’asilo e alla scuola elementare), Pannocchie e autogrill (contrasto tra vita in campagna e vita in città), Alla fiera di Mastro André (ricordi d’infanzia trasformati dalla fantasia ed espressi anche attraverso un lungo calligramma); al secondo tema, l’amore, appartengono le sezioni Primo viaggio d’amore (dal carattere particolarmente intimistico), Quando… (sezione decisamente ironica sulle fatiche dell’approccio amoroso), Per Clodia (poesie sull’amore deluso dal sapore “catulliano”, da cui il titolo), Dizionario in poesia (aforismi); in appendice El mondo int’el mastel (poesia in dialetto che verrà inserita anche nella successiva raccolta S’ciantìzi).

 

Passavamo i giorni a far aste

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passavamo i giorni a far
aste
dirette di sbieco diritte
dopo averle torturate
in punta di
spillo
all’asilo

 

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fili sottili sottili
nella nebbia
perduti
diritti di sbieco diritti

piccolo amanuensi pazienti
scrivani
colpiti da soldoni (di cioccolato?)
delle suore
con quel loro odore di vesti
nere

passavamo i giorni
a far aste, si diceva
s’impara
partendo dal niente, da un niente
da poco
si arrivava al
Primo Sacro Vagito

 

 

. . . m . . . a . . . ma . . .

quel partire da poco, da niente
tutto quell’aspettare di scrivere
per scrivere…

 

 

Santa Bona Nuova 20 ottobre 1960

quel quadretto bianco
vuoto
e quel margine viola
un burrone
un filo dell’alta tensione!

e dal commestibile canòto
all’inchiostro nero
sepolto
al pennino schincato
si trasferiva
quel meno di niente
sbavato
sulla carta assorbente

Oggi si pensa il Bambino,
l’oggetto della nostra educazione,
possegga del reale una “globale percezione”
vede, il Piccoletto, fotografa, coglie in un
attimo tutto gli si scioglie
scrive subito come d’incanto
un’intera frase sul foglio bianco
ha infatti, si diceva,
percezione globale del reale:
una casa un naso un gesto un aeroplano l’occhio la mano
un albero al fianco un sultano non senza un tramonto un monte
e una strada…

io-tu-mondo confuso
come un formaggio
fuso
finché il Magnifico Molteplice
esplode
felice
come una giostra che gira si leva si aggancia s’attacca alla
fiera…

tornerà poi il Divino fanciullo
ci assicurano
a distinguere
Lui vede rivede coglie
Lo Sveglio Bambino Divino
disbroglia
chiarisce
scinde
disunisce e
alla fine
se dio vuole
impara
e capisce!

ma io
che avrò avuto io di così
globale?
io che ho sempre continuato a vedere
aste
diritte di sbieco diritte
punteggiate prima, poi scritte
io che del nonno vedevo solo l’
anello
la fibbia nera
del cappelloe della bianca nonnina
quell’unico oro smarrito in un
capello
e di tutta la cucina con la cappa
di tutti quei cerchi d’acciaio
sempre più grandi più grandi più grandi
(come quando tiravo un sasso nel fosso
d’inverno)
soltanto il centro rosso
dove brillavano le fiamme
dell’inferno?

e del grande secchiamo un
fungo
che nasceva
quasi d’incanto
ai primi di gennaio?

(globalmente
devo aver percepito sì e no una sera
lo confesso
l’uniforme letamaio
che si stendeva dietro il cesso…)

e da grande
ho sempre guardato le cime delle
case
i tetti
(il resto mi è sempre sembrato
tanto
fin troppo)
gli abbaini
le antenne
i camini
le punte dei pini

ma pare
abbia comunque anch’io
(e non ne dubito
avrò davvero anch’io
come tutti)
una grande
confusa
e pesante
percezione globale
del Famigerato
Reale!

 

 

Pannocchie e autogrill

Potremmo attaccare
lievemente lamentosi:
a noi non son rimaste
che pannocchie impolverate
d’autostrada
sorprese per sbaglio
sistemando dietro l’auto un
cappello…

oppure, appena più sobri:
a noi non è rimasta
che un po’ di campagna
tagliata
tra l’uno e l’altro
casello…

e, il più bello
di quest’avvio semi-crepuscolare
sarebbe quella parolina non usata
adombrata
quel trillo
quel traballante birillo
grillo sparlante
tagliato
finalmente liberato

a u t o – g r i l l

 

 

F fedeltà

della mia donna
che mi è sempre rimasta fedele
come il mio cagnolino

quel bastardo

 

 

V volontà

dal divano
con supremo atto di volontà
levarsi

e guadagnare il letto